Mindset
Manuela Nicolosi: quando il biohacking diventa leadership personale

Dalla pressione dello sport internazionale alla costruzione di routine più consapevoli: il percorso di Manuela Nicolosi racconta un punto spesso ignorato del biohacking. Non solo device e protocolli, ma ascolto del corpo, adattamento, dati e capacità di performare senza bruciarsi.
Riedizione aggiornata dell’intervista “Due chiacchiere con... Manuela Nicolosi”, Biohacking Now, Primavera 2025.
Il biohacking entra spesso nella vita delle persone non quando tutto va bene, ma quando il vecchio modo di funzionare smette di reggere.
Nel racconto di Manuela Nicolosi il punto di rottura arriva durante la preparazione a una Coppa del Mondo: allenamenti intensi, pressione, sonno scarso, digestione difficile, pelle che reagisce e la sensazione di non riuscire più a ignorare ciò che il corpo stava comunicando.
Da lì parte un percorso personale che vale la pena rileggere oggi con una lente più matura: non perché ogni soluzione adottata debba valere per tutte le donne, ma perché mostra bene come nasce un approccio N=1 serio.
Dalla crisi alla misurazione
Il primo passaggio è stato smettere di considerare i segnali corporei come rumore. Sonno, energia, digestione, stress percepito e ciclo mestruale sono diventati dati da osservare.
Questo è un punto centrale del biohacking: la consapevolezza soggettiva non è alternativa alla misurazione. È una parte del dato.
Il corpo femminile non è un protocollo standard
Nell’intervista originale Manuela raccontava di aver iniziato ad adattare routine e allenamento anche alle diverse fasi del ciclo mestruale.
Oggi dobbiamo essere più precisi: la ricerca mostra che le fluttuazioni ormonali possono influenzare alcuni parametri di performance e percezione, ma gli effetti medi sono piccoli e molto variabili.
Una systematic review del 2025, limitata a studi con verifica ormonale rigorosa, ha trovato campioni piccoli e forte eterogeneità. Le atlete elite erano sottorappresentate.
Quindi il principio corretto non è “in fase X devi fare Y”.
È: osserva se tu mostri un pattern ripetibile.
Cycle syncing: utile come ipotesi, debole come dogma
Se una donna nota per diversi cicli che nei giorni premestruali peggiorano sonno, dolore o percezione dello sforzo, può avere senso adattare il carico.
Ma imporre lo stesso schema a tutte significa trasformare la personalizzazione in un nuovo protocollo universale.
La leadership fisiologica
Il passaggio più interessante del racconto non riguarda il ciclo. Riguarda la capacità di prendere decisioni ad alta pressione senza consumarsi.
Sonno, respirazione, luce naturale, pause, attività fisica e alimentazione diventano infrastruttura della performance decisionale.
Questa idea vale ben oltre lo sport: manager, formatori, imprenditori e professionisti possono avere la stessa necessità di proteggere energia, focus e recupero.
Il rischio del racconto personale
Ogni storia di trasformazione ha un limite: può essere scambiata per prova.
Se una routine ha funzionato per Manuela, è un dato interessante su Manuela. Non dimostra che funzionerà nello stesso modo per tutte le donne.
Il modo scientifico di utilizzare un’esperienza personale è trasformarla in un’ipotesi da testare, non in una regola.
Il protocollo più intelligente è quello che evolve
Una routine utile non deve diventare una prigione.
La persona cambia, il lavoro cambia, il training cambia, il sonno cambia, gli ormoni cambiano.
Il biohacking maturo è quindi dinamico: misura, modifica, osserva e riadatta.
Quali dati possono essere utili
- regolarità e durata del sonno;
- frequenza cardiaca a riposo;
- HRV come trend, non come voto;
- sintomi mestruali;
- percezione dello sforzo;
- energia e umore;
- performance specifica;
- eventuale temperatura periferica.
Non “ascoltare il corpo” contro la scienza
Il messaggio dell’intervista può essere aggiornato così: ascoltare il corpo non significa sostituire evidenza con sensazioni.
Significa utilizzare le sensazioni come un canale di informazione e confrontarle con misure più oggettive quando possibile.
Performance senza burnout
Il punto finale del percorso di Manuela è forse il più importante: performare non significa spingere sempre.
Significa saper alternare carico e recupero, riconoscere quando modificare la strategia e costruire una fisiologia compatibile con gli obiettivi.
Conclusione
Il biohacking femminile non dovrebbe creare nuove regole rigide.
Dovrebbe aumentare la capacità di leggere la propria variabilità e trasformarla in decisioni migliori.
La personalizzazione non inizia dal protocollo. Inizia dal riconoscere che la risposta individuale è parte della scienza, non un’eccezione da ignorare.
Riferimenti essenziali
- Effects of menstrual cycle phases on athletic performance and related physiological outcomes: systematic review of studies using high methodological standards. 2025. PMID: 40695607.
- Evaluation the Impact of Hormonal Fluctuations During the Menstrual Cycle on the Performance of Female Athletes. 2025. PMID: 40757558.
- Prado RCR et al. Effect of Menstrual Cycle Phase on Perceived Exertion During Aerobic Exercise. 2024. PMID: 38659609.
