Performance

Perimenopausa: quando il corpo cambia le regole (peso, insulino-resistenza, dolori ossei)

21 settembre 2026Per abbonati
Perimenopausa: quando il corpo cambia le regole (peso, insulino-resistenza, dolori ossei)

Il girovita aumenta, il peso risponde meno, la glicemia sembra più instabile e compaiono dolori nuovi. È davvero “colpa degli ormoni”? In perimenopausa cambia il terreno metabolico, muscolare e osseo, ma non tutto è inevitabile — e spesso continuare con le vecchie strategie è proprio l’errore.

A 45 anni può succedere una cosa destabilizzante: continui a mangiare più o meno come prima, ti alleni più o meno come prima, eppure il corpo sembra aver cambiato contratto senza avvisarti.

Il girovita aumenta più facilmente. Il peso che prima scendeva con due settimane di attenzione ora sembra incollato. Dopo alcuni pasti l’energia crolla. La forza può diminuire. Compaiono rigidità, dolori articolari o muscolari che prima non c’erano. E qualcuno liquida tutto con una frase: “È l’età”.

Non è completamente falso.

Ma è incompleto.

La perimenopausa coincide infatti con un’età in cui l’invecchiamento biologico continua il suo corso, ma contemporaneamente cambia anche l’ambiente endocrino: estradiolo e progesterone diventano più irregolari, la funzione ovarica si modifica e, avvicinandosi alla menopausa, la disponibilità estrogenica cala.

Il risultato non è che “gli ormoni fanno ingrassare”. È qualcosa di più interessante: cambiano alcune delle condizioni con cui il corpo gestisce grasso, muscolo, glucosio, osso, recupero e dolore.

La perimenopausa non rende inevitabili obesità, insulino-resistenza o fragilità. Ma può rendere meno efficace continuare a usare esattamente le stesse strategie che funzionavano dieci anni prima.

Prima correzione: menopausa e aumento di peso non sono la stessa cosa

Uno dei messaggi più ripetuti è: “Con la menopausa si ingrassa”.

La realtà è più sfumata.

Il peso corporeo tende ad aumentare con l’età anche indipendentemente dalla menopausa. Cambiano attività fisica spontanea, massa magra, sonno, stress, dispendio energetico e spesso anche abitudini alimentari.

Ciò che sembra più specificamente associato alla transizione menopausale non è tanto un improvviso aumento automatico dei chili, quanto una modifica della composizione corporea e della distribuzione del grasso.

Le revisioni più recenti descrivono una tendenza alla riduzione della massa magra e a un aumento o redistribuzione del tessuto adiposo, in particolare verso la regione addominale e viscerale. Ma sottolineano anche un punto importante: separare perfettamente l’effetto della menopausa da quello dell’età, del bilancio energetico e dello stile di vita resta difficile.

Quindi una donna può vedere la bilancia quasi immobile e contemporaneamente avere:

  • meno massa muscolare;
  • più grasso addominale;
  • una circonferenza vita maggiore;
  • una composizione corporea metabolicamente meno favorevole.

Questo spiega perché in perimenopausa il peso, da solo, diventa un indicatore ancora più povero.

Il vero cambiamento può essere nel girovita, non sulla bilancia

Il grasso viscerale è metabolicamente diverso dal grasso sottocutaneo depositato, per esempio, su cosce e glutei.

È più strettamente collegato al rischio cardiometabolico, alla dislipidemia e alla riduzione della sensibilità insulinica.

Gli studi longitudinali storici e le revisioni moderne convergono su un punto: durante e dopo la transizione menopausale la distribuzione del grasso tende a diventare più centrale.

Un recente studio longitudinale cinese su 841 donne seguite attraverso le diverse fasi riproduttive ha osservato un aumento della sindrome metabolica dal 15% nella fase riproduttiva al 43,9% nella postmenopausa tardiva. Dopo gli aggiustamenti statistici, la transizione menopausale restava associata a un rischio metabolico maggiore, soprattutto attraverso obesità centrale e trigliceridi elevati.

Questo non significa che la menopausa “causi” da sola la sindrome metabolica. È uno studio osservazionale, e nel frattempo cambiano anche età, stile di vita e altri fattori.

Ma indica chiaramente perché, in questa fase, misurare soltanto il peso può far perdere informazioni importanti.

Insulino-resistenza: reale possibilità, non destino biologico

L’insulino-resistenza è diventata un’altra parola usata troppo facilmente.

Una donna aumenta di peso in perimenopausa? “Sarà insulino-resistente.”

Ha sonnolenza dopo pranzo? “Insulino-resistenza.”

Accumula grasso sull’addome? Ancora insulino-resistenza.

Il legame esiste, ma va raccontato meglio.

La perdita di estrogeni può interagire con tessuto adiposo, muscolo, fegato e metabolismo glucidico. L’aumento del grasso viscerale, la riduzione della massa muscolare, il peggioramento del sonno e una minore attività fisica possono ulteriormente spostare il sistema verso una peggiore sensibilità insulinica.

Ma non tutte le donne sviluppano insulino-resistenza e non tutte lo fanno nella stessa misura.

Un dato interessante viene da una meta-analisi pubblicata nel 2025 su 17 trial randomizzati e 5.772 donne postmenopausali non diabetiche: la terapia ormonale menopausale ha ridotto modestamente l’HOMA-IR rispetto al placebo. Il segnale era presente sia con estrogeno da solo sia con estrogeno più progestinico.

Questo rende biologicamente plausibile un ruolo dell’ambiente ormonale nella sensibilità insulinica.

Ma attenzione: non significa che la terapia ormonale sia una terapia dimagrante o una cura dell’insulino-resistenza. Gli effetti metabolici sono uno dei pezzi del quadro e la prescrizione della MHT deve partire dalle indicazioni, dai sintomi e dal profilo rischio-beneficio della singola donna.

Il paradosso del metabolismo: magari non “bruci molto meno”, ma hai meno margine di errore

Un altro mantra è che “in menopausa il metabolismo crolla”.

Le revisioni più recenti sono più prudenti: non è ancora chiaro quanto la menopausa in sé riduca il dispendio energetico a riposo rispetto all’invecchiamento, alla perdita di massa magra e alla diminuzione dell’attività fisica.

Ma dal punto di vista pratico può verificarsi qualcosa di simile a un restringimento del margine di errore.

Se progressivamente:

  • hai meno massa muscolare;
  • ti muovi meno durante la giornata;
  • dormi peggio;
  • recuperi peggio dall’allenamento;
  • accumuli più facilmente grasso viscerale;

la stessa alimentazione che a 35 anni manteneva un equilibrio può non produrre più lo stesso risultato a 48.

Non perché il corpo abbia “smesso di funzionare”.

Perché è cambiato il sistema.

E poi arrivano i “dolori ossei”. Ma spesso le ossa non sono ciò che fa male

Molte donne descrivono la perimenopausa con un’espressione molto concreta: “Mi fanno male le ossa.”

Qui bisogna fare una distinzione importante.

L’osteopenia e l’osteoporosi in genere non provocano dolore finché non si verifica una frattura o un problema vertebrale. L’osteoporosi viene infatti definita una malattia “silenziosa”.

I dolori comparsi durante la transizione menopausale sono molto più spesso muscoloscheletrici: articolazioni, muscoli, tendini, schiena, rigidità.

E il fenomeno non è immaginario.

Una revisione sistematica e meta-analisi pubblicata nel 2026 ha raccolto 37 studi osservazionali condotti in 22 Paesi, per un totale di 93.021 donne. Dolore muscolare o articolare era riportato da circa il 40% delle donne premenopausali, dal 57% delle perimenopausali e dal 59% delle postmenopausali.

Rispetto alle donne premenopausali, le perimenopausali mostravano un rischio relativo circa 1,35 volte maggiore.

È un segnale forte.

Continua a leggere gratis

Registrati gratis: ogni settimana leggi 1 articolo riservato agli abbonati, 2 collegando Telegram. Oppure abbonati e leggi tutto.

Manuela Nicolosi

Autore

Manuela Nicolosi

Contributor Senior

Formatrice, Atleta, Biohacker, Coach

Non sei pronto ad abbonarti?

Registrati gratis: 1 articolo riservato agli abbonati ogni settimana, 2 collegando Telegram, più newsletter e coupon esclusivi.

Registrati gratis

Usiamo cookie per migliorare la tua esperienza. Leggi la nostra Cookie Policy.